LUCE E GAS
21 settembre 2026

 

Hai presente quando ti dicono che un esame “ha avuto un esito positivo” ma quella che stai per ricevere non è una buona notizia? Ecco, l’uso degli aggettivi “positivo” e “negativo” si presta a interpretazioni un po’ contradditorie, almeno nella lingua italiana. È anche il caso dei “prezzi negativi dell’energia”, che senza la giusta spiegazione potrebbero semplicemente sembrare dei numeri col broncio.

In verità, un prezzo negativo potrebbe essere una cosa molto positiva per te. Se la cosa ti interessa, continua a leggere.


Cosa si intende per prezzo negativo dell’energia?

Iniziamo dalla definizione, che rende un po’ più sensato il contesto. Intanto – con somma gioia di chi ha tutto elettrico – stiamo tendenzialmente parlando di energia elettrica e non di gas (anche il prezzo del gas può diventare negativo, ma è una cosa rara e capiremo tutto meglio tra poco). Quindi, il prezzo dell’energia elettrica diventa negativo quando il suo valore sul mercato è preceduto da un meno (-).


Com’è possibile che il valore dell’energia scenda sottozero?

Il prezzo dell’energia è influenzato da diversi fattori, ma quando diventa negativo c’è una ragione principale: ci troviamo in un momento di squilibrio tra l’offerta e la domanda di energia. In parole semplici, ci sono delle occasioni in cui l’energia presente sul mercato è molta di più di quella che effettivamente serve. Queste situazioni possono essere alimentate dagli impianti di energia rinnovabile, specialmente se producono molta energia contemporaneamente e non possono smettere di immetterla sul mercato per ragioni legate agli impianti ma anche al funzionamento della rete elettrica, che non può essere sbilanciata in modo improvviso.

In questi casi i produttori possono:

  • non guadagnare nulla dall’energia prodotta, se il prezzo è uguale a 0 

  • Dover pagare per l’energia prodotta – in modo che venga immessa sul mercato – invece di essere pagato per produrla.


Quando è più probabile che il prezzo dell’energia diventi negativo?

Adesso entriamo nel vivo della questione, ma bisogna fare una distinzione tra le fonti che gli impianti utilizzano per produrre energia. Le centrali a gas, infatti, possono regolare la produzione in base alla domanda: se tutti gli uffici chiudono per le ferie di agosto, una centrale a gas potrà decidere di usare meno gas per produrre elettricità. Stessa cosa – più o meno – succede con le centrali idroelettriche o con le centrali geotermiche: in base alla quantità di energia che serve generare, si decide quanta “fonte” utilizzare a monte (letteralmente a monte, se parli delle dighe).

Diverso è il discorso per i parchi fotovoltaici ed eolici: una giornata particolarmente soleggiata o ventosa può generare così tanta energia da superare l’effettiva domanda, specialmente in momenti del giorno in cui non serve accendere la luce per illuminare case e strade.Ma ci sono tante cose in cui le batterie agli ioni di sodio sono ottime sostitute del litio.


“Ma non basterebbe spegnere le pale eoliche o i pannelli fotovoltaici?”

Non è così semplice e ci sono vari motivi dietro questa risposta:

  • non è sempre possibile prevedere per quanto tempo durerà la condizione che causa la sovrapproduzione: potrebbe trattarsi di qualche minuto, qualche ora o intere giornate

  • In alcuni mercati energetici, bloccare un impianto senza almeno un giorno di preavviso può portare al pagamento di penali per l’eventuale sbilanciamento del mercato

  • Molti produttori hanno dei contratti d’acquisto di energia a lungo termine, quindi vengono pagati anche se il prezzo dell’energia è momentaneamente negativo. In questo modo non c’è bisogno di fare accendi e spegni

  • Molti impianti rinnovabili ricevono sovvenzioni statali per ogni MWh immesso in rete e, anche in questo caso, fare accendi/spegni sarebbe antieconomico. Per evitare lo spreco di denaro pubblico, però, in Unione europea esiste “la regola delle 6 ore”: se il prezzo dell’energia va dallo 0 in giù per più di 6 ore, i sussidi – ammesso che siano presenti – vengono bloccati o ridotti.


“E per il gas?”

Come dicevamo, è tutto un problema di sovrapproduzione. Nei posti del mondo in cui viene estratto “troppo” gas, quindi, può capitare che il gas abbia un valore negativo: è il caso del Permian Basin in Texas. Questi impatti, però, sono per lo più regionali e non toccano il mercato globale del gas.


Come funzionano i prezzi negativi dell’energia in Italia?

Come prima cosa, in Italia il valore negativo del PUN Index GME – per gli amici, il prezzo della luce - non può esistere. Si arriva a 0 ma mai sotto per decisione degli enti che regolano il mercato dell’energia: il ruolo del gas, infatti, ha un peso ancora significativo sulla definizione dei prezzi dell'energia in Italia.

Nei casi di sovrapproduzione, è molto più conveniente spegnere una centrale a gas che pagare per produrre un’energia che non serve a nessuno in quel preciso momento. Tenendo conto di quanto costa acquistare il gas, poi, sarebbe un bello spreco.

Tra l’altro questo è anche il motivo per cui, se cresce il prezzo del gas, cresce anche quello della luce prodotta da fonti rinnovabili.


Cosa succede quando il costo del PUN Index GME arriva a 0

Dipende molto dall’offerta che hai attivato:

  • se la tua offerta segue il PUN orario e tu utilizzi l’energia elettrica proprio nel momento in cui il mercato arriva a 0 €/kWh, i tuoi consumi verranno moltiplicati per 0 (quindi ti costeranno, esatto, 0 €). Attenzione, però: stiamo parlando del costo della materia prima, non della bolletta finale

  • Se la tua offerta segue il PUN ma la bolletta viene calcolata su una media del prezzo orario dell’energia, sarà difficile che tu possa pagare 0 € ma di sicuro un PUN a 0 €/kWh abbasserà di molto la media del costo finale

  • Se hai un contratto a prezzo bloccato, il PUN a 0 €/kWh non avrà alcun impatto sul tuo contratto (in compenso, pagherai la luce allo stesso prezzo anche quando il PUN salirà).


“Ma se l’energia è negativa, mi restituite soldi?”

No, è molto difficile che tu finisca per pagare 0 € in bolletta o – addirittura – ricevere un rimborso dal tuo fornitore. A meno che tu non abbia diritto a bonus e agevolazioni, infatti, ci sono sempre dei costi fissi che verranno sommati alla bolletta – come la Quota fissa. Altri costi, come l’IVA, vengono calcolati in percentuale sul totale della bolletta: il valore dei consumi pari o vicino a 0 € contribuirà sicuramente a far abbassare la bolletta finale, ma non ne azzererà i costi.

Se invece hai un piccolo impianto fotovoltaico a casa e questa cosa ti permette di guadagnare immettendo l’elettricità nella rete, non smetterai di ricevere soldi quando il PUN arriva a 0 €/kWh: il GSE (cioè il Gestore dei Servizi Energetici) ti pagherà comunque la tariffa minima prevista.


Che impatto ha il costo dell’energia negativa su produttori e fornitori

Come puoi immaginare, lo scenario del PUN negativo non fa certo fare loro salti di gioia. Se le centrali che producono energia elettrica con fonti più controllabili, però, preferiscono semplicemente fermarsi, gli impianti rinnovabili devono correre il rischio di veder azzerato il valore del loro prodotto o – cosa che succede nel resto d’Europa – di dover pagare per immettere l’energia prodotta in rete.


Perché gli impianti di accumulo saranno sempre più importanti

La ragione è quella che puoi immaginare: l’energia negativa non è solo un danno economico per i produttori di rinnovabili, ma un vero e proprio spreco. Se pensi anche al fatto che la luce manca proprio quando serve di più – cioè durante la notte – poter immagazzinare tutto quel surplus diventa un’azione sensata e necessaria.

Per nostra fortuna, le batterie si evolvono alla velocità della luce – già, battutona – e la ricerca sta esplorando soluzioni con materiali diversi dal litio per poter abbassare i costi ed evitare di infilarsi nell’imbuto del monopolio.