BELLA DOMANDA
03 luglio 2026

Negli ultimi mesi, vista la precaria situazione geopolitica in Iran, molte persone hanno temuto di ritrovarsi catapultate ad agosto 2022: prezzi dell’energia fuori controllo, inflazione e tanta paura di rimanere senza gas per l’inverno. Questa volta – da quello che possiamo vedere – sembra che la situazione evolverà in modo diverso. In compenso, la guerra in Iran ha ribadito l’importanza dell’indipendenza energetica, soprattutto in Europa. Ecco perché abbiamo deciso di parlare di divulgazione scientifica e transizione ecologica con Simone Angioni, divulgatore scientifico, docente e autore di "Con la giusta energia" edito da Gribaudo.


Se spiegare il settore dell’energia come fornitori è complicato, non osiamo immaginare come sia affrontare l’argomento da un punto di vista scientifico. Raccontaci un po’ la tua esperienza da divulgatore.

Diciamo che è un periodo complicato per affrontare qualunque argomento sia direttamente collegato all’energia e alla transizione energetica. I problemi sono principalmente due: il primo è che di energia ne usiamo veramente tantissima e, quando si parla di numeri oltre la nostra percezione, diventa impossibile fare in modo che il pubblico riesca ad avere un’idea chiara della situazione. Per esempio, quando si dice che consumiamo 100 milioni di barili di petrolio al giorno, quanti sono esattamente 100 milioni di barili? Come possiamo immaginarceli? Certo, è facile capire che sia tanto, ma comunicare quanto ampie devono essere le azioni necessarie per abbassare drasticamente questo numero è complicato. 

Il secondo problema è far passare il senso della transizione. Una parte del pubblico pone, come prima barriera, l’aspetto economico. “Quanto guadagno se installo dei pannelli fotovoltaici sul tetto?” è la domanda più frequente che ricevo. Il punto è che ridurre le emissioni porta ad una serie di vantaggi economici indiretti che il pubblico fatica a tenere in considerazione. Per tutti noi, infatti, è molto più facile ragionare sulla prospettiva economica nel breve termine che sui benefici a medio-lungo termine.


Ci aiuti a sfatare qualche falso mito sulla transizione energetica in Europa?

Questo è un tasto molto dolente, purtroppo. L’Unione Europea dedica grande attenzione alla sostenibilità e alla transizione energetica, soprattutto da un punto di vista regolatorio. Sembra un dettaglio, ma non lo è. Definire un perimetro di regole e di prospettive chiare è estremamente vantaggioso per le aziende che sanno su cosa investire, come farlo e con che tempistiche. Certo, in altre parti del mondo l’attenzione per la transizione è decisamente minore, ma dobbiamo ricordarci che non tutti vanno alla stessa velocità. La Cina fino a pochi anni fa era campione di emissioni, oggi è al primo posto al mondo per installazione di potenza rinnovabile ed elettrificazione dei processi. Fare valutazioni sulla base di una fotografia della situazione attuale rischia di farci rimanere indietro su molti settori industriali, anche perché quando gli altri si “svegliano” corrono molto più veloci di noi. Inoltre, io credo si stia ampiamente sottovalutando il peso dell’Europa. Prima di tutto oggi siamo al quarto posto tra i più grandi emettitori di gas climalteranti, certo, non siamo i primi, ma non mi sembra una posizione che ci permette di essere esentati dalle nostre responsabilità.

C’è poi da considerare che noi, come europei, abbiamo iniziato a emettere molto prima di tanti altri Paesi. Il fatto che oggi emettiamo un po’ meno dei peggiori, non cancella il fatto che, avendo iniziato ad emettere prima, siamo tra i primi responsabili del cambiamento climatico che oggi stiamo sperimentando. Il problema principale, quindi, è la prospettiva in cui ci poniamo. Se fermiamo il tempo oggi, avendo un orizzonte temporale di qualche mese, non siamo messi male. Se però allarghiamo il punto di vista al passato e al futuro, ci rendiamo conto che dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per quello che abbiamo fatto e dobbiamo garantirci di essere competitivi nel mercato del futuro. D’altro canto, prima o poi le emissioni dovranno diminuire o perché il cambiamento climatico ci costringerà a farlo, o perché diminuirà la disponibilità di petrolio, ma in ogni caso la direzione è quella. Si tratta di capire se vogliamo governare la transizione o subirla. 


Secondo te, che hai uno sguardo più competente, l’ultima crisi geopolitica che abbiamo attraversato – cioè la guerra in Iran, con il conseguente blocco di Hormuz – accelererà la transizione ecologica in Europa? Aiutaci a capire.

Sicuramente accelererà la transizione, ma per i motivi sbagliati e nel modo sbagliato. Queste crisi rivelano, ogni volta, che dipendere da risorse che vengono bruciate per la produzione di energia è totalmente senza senso. Rispetto a qualunque altra fonte di energia (rinnovabili o nucleare), i combustibili fossili vengono, per la maggior parte, distrutti per produrre energia, quindi la catena di produzione e distribuzione di milioni di barili al giorno è il punto fondamentale. Se ci pensiamo razionalmente, è un approccio pericolosissimo. Il nostro benessere e la nostra economia si fondano sul fatto che milioni di barili vengano trasportati, ogni singolo giorno, in giro per il mondo per essere bruciati.

Chiaramente, quando qualcosa va storto in questa catena, l’offerta di barili diminuisce e i prezzi aumentano. Le persone si trovano a pagare bollette più care, e quindi parte la corsa alla transizione che così viene fatta in fretta e in modo disordinato. E perché questo non va bene? Perché crea disuguaglianze e distorce il mercato. Se tutti corrono a comprare pannelli fotovoltaici, aumentano i prezzi e, spesso, vengono immessi sul mercato prodotti di scarsa qualità per rispondere rapidamente alla domanda crescente. Inoltre, non tutti hanno la disponibilità economica o un tetto di proprietà per installare un impianto fotovoltaico, quindi si accentua quella che è comunemente chiamata povertà energetica. Nella pratica, significa che le persone meno benestanti vengono escluse dalla transizione e, con l’aumento dei prezzi delle fonti fossili, si impoveriscono sempre di più. Al contrario, chi aveva disponibilità e ha agito per tempo è molto meno esposto alla volatilità dei prezzi causati da queste crisi.  


Bonus. Sei Imperatore dell’Universo per un giorno: qual è la prima cosa che fai?

Se fossi l’Imperatore dell’Universo per un giorno, come prima cosa, mi renderei l’Imperatore dell’Universo a vita. Va bene tutto, ma il posto fisso è importante.

Scherzi a parte, la prima cosa che farei, immaginando di avere dei super poteri, sarebbe rendere le persone in grado di allargare le proprie prospettive. Molti di noi, a causa dello stress e dei problemi quotidiani, cercano di sopravvivere con un orizzonte temporale molto limitato. Certo, è complesso e faticoso analizzare criticamente il passato e avere degli obiettivi a lungo termine per il futuro, ma è di gran lunga più efficiente e permetterebbe a ogni persona di vivere con molti meno problemi. Questa è solo una mia opinione, ma dato che per oggi sono l’Imperatore dell’Universo, non accetto di essere contraddetto.