Questo è un tasto molto dolente, purtroppo. L’Unione Europea dedica grande attenzione alla sostenibilità e alla transizione energetica, soprattutto da un punto di vista regolatorio. Sembra un dettaglio, ma non lo è. Definire un perimetro di regole e di prospettive chiare è estremamente vantaggioso per le aziende che sanno su cosa investire, come farlo e con che tempistiche. Certo, in altre parti del mondo l’attenzione per la transizione è decisamente minore, ma dobbiamo ricordarci che non tutti vanno alla stessa velocità. La Cina fino a pochi anni fa era campione di emissioni, oggi è al primo posto al mondo per installazione di potenza rinnovabile ed elettrificazione dei processi. Fare valutazioni sulla base di una fotografia della situazione attuale rischia di farci rimanere indietro su molti settori industriali, anche perché quando gli altri si “svegliano” corrono molto più veloci di noi. Inoltre, io credo si stia ampiamente sottovalutando il peso dell’Europa. Prima di tutto oggi siamo al quarto posto tra i più grandi emettitori di gas climalteranti, certo, non siamo i primi, ma non mi sembra una posizione che ci permette di essere esentati dalle nostre responsabilità.
C’è poi da considerare che noi, come europei, abbiamo iniziato a emettere molto prima di tanti altri Paesi. Il fatto che oggi emettiamo un po’ meno dei peggiori, non cancella il fatto che, avendo iniziato ad emettere prima, siamo tra i primi responsabili del cambiamento climatico che oggi stiamo sperimentando. Il problema principale, quindi, è la prospettiva in cui ci poniamo. Se fermiamo il tempo oggi, avendo un orizzonte temporale di qualche mese, non siamo messi male. Se però allarghiamo il punto di vista al passato e al futuro, ci rendiamo conto che dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per quello che abbiamo fatto e dobbiamo garantirci di essere competitivi nel mercato del futuro. D’altro canto, prima o poi le emissioni dovranno diminuire o perché il cambiamento climatico ci costringerà a farlo, o perché diminuirà la disponibilità di petrolio, ma in ogni caso la direzione è quella. Si tratta di capire se vogliamo governare la transizione o subirla.