BELLA DOMANDA
30 ottobre 2026

 

Hai mai fatto un giro sulla nostra pagina “100% green"? Se la risposta è “Vado dopo”, cerchiamo di riassumere tutto qui: è la parte del nostro sito in cui spieghiamo cosa facciamo per essere un fornitore – rullo di tamburi – green.

Se con la luce la soluzione è piuttosto semplice, cioè comprare l’energia da fonti 100% rinnovabili, le cose si complicano sul fronte del gas. Nei fatti, non esiste un’alternativa “a 0 emissioni” del gas (e i biogas non sono una soluzione davvero percorribile). Così quello che abbiamo deciso di fare, per poterci dire verdi per davvero, è compensare le emissioni del gas che vendiamo.

Ma cosa vuol dire, esattamente, “compensare la CO2”? E chi segue, in caso, questo tipo di progetti?

Ne abbiamo parlato con Erika Colciago di LifeGate, il nostro punto di riferimento su questo tema.


Sappiamo che molte persone vi conoscono per il gigantesco lavoro di divulgazione che fate – oltre che per la vostra radio. Dietro LifeGate, però, c’è tanto altro: ci raccontate i vostri servizi?  

È vero, molte persone ci conoscono attraverso i nostri media, la radio, i contenuti, gli eventi che da oltre 25 anni raccontano l’attualità così come i diversi temi relativi a uno stile di vita più consapevole.  

Ma LifeGate è molto più. Affianchiamo all’informazione e alla divulgazione, i servizi di LifeGate Impact: supportiamo imprese, enti e istituzioni nei loro percorsi di sostenibilità, aiutandoli a trasformare gli impegni in strategie, progetti e risultati concreti. Lo facciamo attraverso la consulenza, la formazione, la comunicazione e lo sviluppo di iniziative a impatto ambientale e sociale positivo.

Lavoriamo su temi che vanno dalla decarbonizzazione all'economia circolare, dalla biodiversità al coinvolgimento delle persone, perché la sostenibilità non è una questione soltanto ambientale, ma riguarda il modo stesso di fare impresa.  

E poi c'è LifeGate Way, con cui sosteniamo startup innovative che sviluppano soluzioni per un futuro più sostenibile.

In fondo, tutte le nostre attività hanno un unico filo conduttore: non ci interessa soltanto raccontare il cambiamento, vogliamo contribuire a realizzarlo.


Per molte persone, il concetto di “compensazione della CO₂” è ancora un po’ nebuloso: potete spiegarlo a parole vostre?

Compensare la CO₂ significa finanziare progetti che evitano, riducono o rimuovono emissioni di gas serra dall'atmosfera, in quantità corrispondente alle emissioni generate. Per esempio, attraverso progetti di riforestazione, ripristino degli ecosistemi o sviluppo di tecnologie per la rimozione della CO₂. 

Ma c'è un punto fondamentale da chiarire: compensare non significa cancellare le proprie emissioni, né avere il permesso di continuare a inquinare. 

La priorità deve essere sempre ridurre le emissioni alla fonte: consumare meno energia, utilizzare fonti rinnovabili, rendere più efficienti i processi produttivi e ripensare i nostri modelli di consumo.  

La compensazione può essere uno strumento complementare, volontario ed integrativo, che possa generare benefici climatici reali attraverso progetti seri, misurabili e verificabili.


Nelle ultime settimane abbiamo letto tanti titoli allarmistici sugli aumenti di luce e gas. Per quanto ci riguarda, noi evitiamo di seguire questa scia: non vogliamo mandare le persone nel panico, ma aiutarle a capire. Voi, parlando di clima, riuscite a trovare un tono che metta in equilibrio l’emergenza climatica e la razionalità? 

È una delle sfide più importanti per chi, come noi, si occupa di informazione sulla sostenibilità. La crisi climatica è un'emergenza reale, supportata da evidenze scientifiche innegabili, che non può essere minimizzata o negata.  

Ma sappiamo anche che una comunicazione basata esclusivamente sulla paura rischia di produrre l'effetto opposto a quello desiderato: le persone si sentono impotenti, si allontanano dal problema o smettono di ascoltare. 

Per questo crediamo che il compito dell'informazione sia essenzialmente spiegare cosa possiamo fare per cambiare le cose. 

Significa dare spazio alle soluzioni, alle innovazioni, alle imprese e alle persone che stanno già facendo la differenza, senza nascondere le difficoltà e senza cadere nell'ottimismo ingenuo.

Non dobbiamo scegliere tra allarmismo e rassicurazione: dobbiamo scegliere la consapevolezza. 

Perché le persone hanno bisogno di conoscere la gravità dei problemi, ma anche di sapere che esistono strumenti, soluzioni e possibilità concrete per affrontarli. E soprattutto devono percepire che il cambiamento non è soltanto necessario, ma è anche possibile.


Bonus. Voi di LifeGate siete Imperatori dell’Universo per un giorno: qual è la prima cosa che fate? 

La prima cosa? Renderemmo la sostenibilità la scelta più semplice, conveniente e naturale per chiunque. Perché oggi troppo spesso chiediamo alle persone di fare la cosa giusta rendendogliela più complicata o più costosa. 

La transizione ecologica non può dipendere soltanto dalla buona volontà individuale, ma deve diventare la scelta più semplice e conveniente grazie all'innovazione, alle imprese e alle politiche pubbliche. 

Poi renderemmo l'economia davvero circolare: processi produttivi capaci di valorizzare al massimo le risorse naturali, ridurre gli sprechi e trasformare ciò che oggi consideriamo un rifiuto in una nuova risorsa. Perché il futuro non può essere continuare a consumare risorse come se fossero infinite, soprattutto in ambito energetico. 

E infine, visto che siamo Imperatori dell'Universo, ci prenderemmo anche la libertà di abolire il greenwashing. Con effetto immediato! 

Terza cosa? Restituiremmo il potere alle persone. Perché anche un Imperatore dell'Universo dovrebbe sapere che il cambiamento funziona davvero solo quando è condiviso!