GREEN E AMBIENTE
08 ottobre 2026


Se sei il tipo di persona che vuole camminare scalza per casa anche durante gli inverni più rigidi, questo articolo è per te.

Oggi, infatti, proviamo ad approfondire come funziona il riscaldamento a pavimento, se conviene e a chi conviene. Che dici, iniziamo?


Il tuo pavimento può diventare un tipo molto caloroso


Il riscaldamento a pavimento scalda gli ambienti attraverso una superficie radiante molto ampia, utilizzando temperature relativamente basse. Negli impianti ad acqua, una rete di tubazioni riscalda il pavimento; negli impianti elettrici, invece, il calore è prodotto da cavi o pannelli riscaldanti. Il trasferimento di calore avviene sia per irraggiamento verso le persone e le superfici presenti nella stanza, sia per convezione dell’aria a contatto con il pavimento.

L’impianto radiante, infatti, è composto da una gigantesca serpentina che attraversa tutta la superficie disponibile: questo permette alla temperatura dell’acqua che lo attraversa di essere molto più bassa di quella che, solitamente, serve a un classico termosifone in ghisa per raggiungere lo stesso risultato (cioè non farti fare la fine della Piccola fiammiferaia). Per quanto riguarda i pannelli elettrificati, l’efficienza sta nel fatto che la luce costa molto meno del gas.

Oltre all’irraggiamento, l’aria a contatto con il pavimento si riscalda e sale lentamente, mentre quella più fredda scende e prende il suo posto. Rispetto ai radiatori, però, il movimento convettivo è più contenuto e la temperatura si distribuisce in modo più uniforme tra pavimento e soffitto.


“Ma qual è la differenza con i termosifoni classici?”

A differenza di quello che può sembrare, i termosifoni classici funzionano principalmente per convezione e poco per irraggiamento. Quando l’acqua calda proveniente dalla caldaia a gas o dalla pompa di calore aria-acqua arriva al radiatore, quest’ultimo si riscalda a contatto con il liquido. L’aria più fredda vicina al pavimento entra quindi in contatto con le pareti del radiatore, si scalda, diventa meno densa e sale. L’aria più fredda scende dal lato opposto della stanza, creando un movimento continuo, una sorta di corrente circolare, che contribuisce a riscaldare l’ambiente.

Tutto questo, con il riscaldamento a pavimento, avviene in modo molto più contenuto.


Perché ne vale la pena

Intanto perché, come abbiamo appena visto, l’irraggiamento permette una maggiore efficienza: l’acqua di un normale termosifone deve raggiungere i 60°-70° C per attivare il movimento dell’aria, mentre al riscaldamento a pavimento basta che l’acqua stia tra i 30° e i 40° gradi per far partire il processo di irraggiamento. Questo potrebbe aiutare ad abbassare i consumi in bolletta, dato che sarà necessario consumare meno gas per avere una temperatura sufficiente.

L’irraggiamento, poi, permette che la stanza si riscaldi in modo uniforme e che l’aria calda non si concentri tutta in alto, lasciando i pavimenti – e i piedi – freddi.

Il fatto che l’aria non frulli dentro la stanza evita anche che la polvere, accumulata normalmente sui termosifoni e non solo, viaggi insieme alle correnti calde e fredde.

Per finire, c’è chi potrebbe sfruttare con gioia una parete libera lì dove prima c’era un bestione in ghisa o in alluminio. 


Ma ha anche dei difetti

Quasi tutti legati al fatto che installare il riscaldamento a pavimento richiede un intervento bello massiccio. Se non stai costruendo casa tua da zero o la stai ristrutturando, i costi per installare il riscaldamento a pavimento potrebbero essere davvero alti. Non tutti i pavimenti, poi, sono “perfetti” per l’impianto radiante. Se gres, ceramica, resina e microcemento hanno un’ottima resa, con materiali come il parquet, il laminato e il marmo bisogna avere delle accortezze:

  • parquet: il legno è un isolante naturale, quindi il calore non passa bene nella stanza. Se vuoi metterlo sopra il tuo impianto di riscaldamento, scegli un materiale stabile, che non soffra troppo l’umidità e con uno spessore contenuto

  • Laminato: sulla carta è compatibile col riscaldamento a pavimento, a patto che sia indicato in modo specifico nella scheda tecnica del materiale. Meglio, poi, non superare mai i 27° C di superficie (ma quello speriamo tu non lo faccia mai, a prescindere dal materiale del tuo pavimento)

  • Marmo: è un materiale che conduce bene il calore, ma spesso le lastre dei pavimenti sono troppo spesse per condurre correttamente il calore. Se proprio vuoi un pavimento in marmo – o con una qualsiasi pietra naturale – cerca di fare la lastra il più sottile possibile.

C’è poi un aspetto da non sottovalutare: l’inerzia termica. Un impianto a pavimento impiega più tempo dei radiatori a modificare la temperatura dell’ambiente, soprattutto nei sistemi tradizionali con massetto. Per questo rende meglio con una regolazione stabile e può essere meno adatto alle case scaldate solo per poche ore o agli ambienti in cui si vuole variare rapidamente la temperatura.

Un ultimo ostacolo può essere il modo in cui scaldi la casa adesso. Se vivi in un appartamento con il riscaldamento centralizzato, installare un impianto radiante è tecnicamente molto complesso. Poiché gli impianti radianti e quelli tradizionali lavorano spesso con temperature di mandata diverse, sarà necessario installare un miscelatore che porti le temperature da 70°/60° C a 40°/30° C ed evitare che si fonda la serpentina. Allo stesso tempo, il riscaldamento condominiale spesso non è attivo tutto il giorno ma solo in specifici orari, cosa incompatibile con il riscaldamento a pavimento, che funziona in modo praticamente costante. Per finire, diventa difficile ripartire correttamente le spese e i consumi condominiali in questo modo: c’è il rischio che tutto il potenziale risparmio del riscaldamento a pavimento si perda.


“Ecco, parliamo di soldi”

Secondo le analisi di Altroconsumo, installare un impianto di riscaldamento a pavimento – chiavi in mano, tra materiali e messa in posa – costa in media tra i 50 e i 120 € al metro quadro. È una forbice piuttosto larga, perché c’è una grossa differenza tra il tipo di impianto (tradizionale con massetto o a basso spessore), il tipo di materiali utilizzati per il pavimento e lo stato della casa. Il costo finale per una casa di 100 mq può oscillare quindi tra i 6000 € e i 12000 €. Bisogna anche tenere conto del costo della caldaia e di eventuali lavori di rifacimento del pavimento.

In compenso, il risparmio annuo previsto sui riscaldamenti va dal 25% al 40% che, tradotto in euro, va indicativamente dai 300 € ai 700 € (sempre immaginando la nostra casa di 100 mq e tenendo conto dello stato generale della casa). La differenza può stare, anche in questo caso, nella scelta tra una caldaia a condensazione – quella classica – e una pompa di calore aria-acqua, completamente elettrica.