BELLA DOMANDA
23 febbraio 2026

Se hai mai fatto un giorno di sport in vita tua potresti aver sperimentato cose come: l’adrenalina, la fatica indescrivibile, la gioia di farcela, la disperazione di non farcela, la scoperta di parti del corpo che non sapevi di avere e la fastidiosa pressione di dover competere per chissà cosa.

Brocchi sui Blocchi, la più grande community di arrampicata in Italia, ha deciso che della pressione si può fare serenamente a meno perché alla fine, come si dice, “l’importante è partecipare”. Di più, secondo loro: l’importante è partecipare e, possibilmente, cercare di non far danni all’ambiente circostante mentre si pratica sport. Ci siamo fatti spiegare meglio come funziona il "Brocchismo” da uno dei suoi founder, Amedeo Cavalleri.


Parlaci di questa nuova religione, il “Brocchismo”.

Non è ancora una religione nel senso classico, ma ci stiamo lavorando.  
È praticata da Brocchi Sui Blocchi, dai suoi seguaci e da chi si riconosce nell’idea che vada bene fare schifo in determinate cose, soprattutto quando parliamo di hobby e di sport. 
Viviamo in una società che ci chiede continuamente di performare, di migliorare, di brillare. Noi, soprattutto nell’arrampicata, che è lo sport che pratichiamo, abbiamo scelto di abbandonare l’ossessione del risultato, del grado e del confronto continuo. Preferiamo permetterci di esplorare noi e il mondo senza il peso di dover dimostrare qualcosa a qualcuno.  
Vogliamo chiarire che il Brocchismo non è un rifiuto dell’impegno o della crescita, ma dell’idea che il valore di una persona passi necessariamente dalla performance. È concedersi il diritto di provare, sbagliare, fallire e continuare comunque a fare qualcosa che ci fa stare bene.


Da qualche parte – non chiederci dove, non ce lo ricordiamo – avete scritto che le montagne “non si conquistano” e che i luoghi “si vivono e non ci appartengono”: che rapporto c’è tra l’arrampicata e l’ambiente?

Abbiamo scritto un libro, teniamo una newsletter autoriale, un podcast e, ovviamente, una presenza social. Quella che avete citato è una frase che ritorna spesso: per noi è centrale e la decliniamo a seconda della piattaforma. 

L’arrampicata sportiva nasce anche come presa di distanza da un certo immaginario alpinistico eroico, quello delle vette da conquistare, delle bandierine piantate in cima, di una retorica che oggi riconosciamo avere molto a che fare con il colonialismo e con l’idea di dominio sul territorio. In quel racconto la montagna era un trofeo, qualcosa da possedere. 

Oggi sappiamo che non funziona così: i luoghi non si conquistano, si vivono, si attraversano per un tempo limitato (che sia un weekend o una vita), senza che ci appartengano davvero, e proprio per questo vanno rispettati.

Per noi il rapporto tra arrampicata e ambiente sta tutto qui: nella relazione. La natura non è solo qualcosa da cui estrarre (risorse, gradi, esperienze), ma qualcosa con cui provare a stare in sintonia. Arrampicare significa entrare in un luogo con curiosità e rispetto, esplorarlo da un punto di vista diverso, accettando i suoi limiti e i nostri. Consapevoli che questa esplorazione porterà ci porterà a conoscerci meglio.


Cercate di lasciare la montagna come l’avete trovata, okay, ma a casa invece come siete messi? I comportamenti sostenibili che adottate fuori provate a mantenerli anche tra le mura domestiche? Se sì, come?

Una cosa che diciamo spesso è che, anche quando si fugge in montagna – ogni persona con i propri motivi – prima o poi bisogna sempre “tornare in mezzo agli uomini” (e le donne), per citare Guido Rossa, alpinista e operaio, con una frase che per noi tiene insieme bene le due cose. Diciamo sempre che tornando alla “civiltà” possiamo portarci dietro tutto il bagaglio di insegnamenti che la montagna ci lascia, soprattutto sul tema della sostenibilità.

Il nostro primo modo di essere più sostenibili passa da quello che mangiamo: cerchiamo di consumare meglio, facendo scelte consapevoli e a base vegetale. Poi, ovviamente, anche sul fronte dell’energia e dei consumi domestici proviamo a fare il nostro, senza perfezionismi ma con attenzione. Poi possiamo dire che la nostra passione per lavarci nei fiumi è anche, in qualche modo, una forma di risparmio energetico? 


Bonus: tu e i Brocchi siete imperatori dell’universo per un giorno. Qual è la prima cosa che fareste?

Prima cosa: istituiamo la settimana arrampicatoria di cinque giorni e lavorativa di due per chiunque, senza eccezioni.

Subito dopo, una riforma “semplice semplice”: aboliamo tutte le spese per la guerra e le dirottiamo verso sanità, istruzione e, soprattutto, un nuovo pilastro del welfare contemporaneo: il reddito d’arrampicata. Un bonus garantito per chiunque si professi arrampicatore o arrampicatrice. Anche sugli specchi, che siamo inclusivi.