BELLA DOMANDA
02 aprile 2026

Da un po’ di tempo a questa parte abbiamo notato un fiorire di informazioni, corsi, workshop, “full immersion” e qualche improbabile proposta formativa per renderti Sustainability manager in quattro e quattr’otto. 

Al che ci è sorta spontanea la domanda: ma è veramente così semplice? E soprattutto, cosa fa davvero una persona che si occupa di sustainability management?

Indovina: l’abbiamo chiesto a un Sustainabiliy manager. Si chiama Andrea Grieco, è divulgatore climatico, esperto in sviluppo sostenibile, geopolitica e diritto.
 

Sustainability manager: chi è e come si fa a diventarlo? Basta volerlo forte-forte-forte? 

Volerlo forte aiuta, ma da solo non basta: ci vuole un po’ di forza di volontà e tanto studio continuo. Chi è sustainability manager è, in pratica, la persona che prova a tenere insieme due mondi che spesso non si parlano: quello del business – da dove vengono i soldi – e quello dell’impatto ambientale e umano. Tradotto: prende decisioni che pesano sull’azienda e prova a farle andare nella direzione giusta, cioè pensando al Pianeta. Come ci arrivi? Con tanta voglia di imparare cose nuove e con una bella pazienza: devi stare sempre sul pezzo sulle novità e anche su quello che succede nel mondo, pensa per esempio alla geopolitica, all’energia, eccetera. Io, per esempio, ho una formazione giuridica e ho studiato il diritto internazionale; poi, durante una missione in Africa, ho iniziato a studiare il fenomeno dei migranti climatici e di quanto il diritto e la politica non facciano nulla per loro e da quella esperienza ho cominciato lo studio della sostenibilità. Poi ho studiato alle Nazioni Unite per formarmi sull’Agenda 2030 e su tutto il mercato del carbonio. Nel frattempo, formazione costante (il che vuol dire provare a fare dei master e studiare da casa). 
 

 

Descrivici la tua personale top 3 dei suggerimenti che daresti a un’azienda per iniziare un vero percorso di sostenibilità.

Allora questa è difficile. La prima è sicuramente “guarda dove fai davvero danno” (spoiler: non è dove pensi). La maggior parte dell’impatto non è nell’ufficio o nelle luci accese, ma nella filiera: materie prime, produzione, trasporti; se non parti da lì, fai solo storytelling.

La seconda cosa che mi sento di consigliare è: scegli UNA cosa grossa e cambiala davvero, come un processo (es. packaging, logistica, materiali). Meglio questo che fare 20 micro-azioni inutili. 

Ultima, e non per importanza, è collegare la sostenibilità ai soldi: se non entra nei KPI e nelle decisioni economiche, non esiste; quando un’azienda capisce che ridurre gli impatti è uguale a ridurre rischi e costi, cambia tutto.
 

Se dovessi indicarci la novità “sostenibile” più interessante dell’ultimo periodo, quale sarebbe?

C’è tutto un filone finalmente interessante, ed è quello che sta succedendo sul tema della rigenerazione, che vuol dire non più “fare meno danni”, ma migliorare attivamente ecosistemi e territori. È un cambio di paradigma enorme e stanno nascendo sempre più business che lavorano sulla rigenerazione.
 

Bonus: sei imperatore dell’Universo per un giorno. Qual è la prima cosa che faresti?

Rendere obbligatoria la sostenibilità umana tra persone. Non è tutto misurabile con insights, ore lavorate, mail, progetti o call. C’è l’aspetto umano e la storia di ciascuna persona che deve essere valorizzata e conosciuta. Quindi imporrei momenti senza cellulare di disconnessione dal lavoro e immersi nella natura, come fanno i bambini.