13 SETTEMBRE 2022

Perché più costa il gas, più costano le rinnovabili?

Sarebbe più facile rispondere a “c’è vita nell’universo?”, ma ci proviamo.

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Se c’è un fornitore a cui piace spiegare le cose, siamo noi. Cerchiamo di farlo ancora una volta con questo e una serie di altri articoli, per aiutarti a seguire le notizie sull’energia di queste settimane. 

 

È il 13 settembre, stiamo stressando la tastiera per scrivere queste parole e il prezzo del gas, in questo momento, è di 186 € al megawattora (il dato è dell’indice TTF della Borsa del gas, che ha sede in Olanda). Sempre meglio di fine agosto, quando ha raggiunto i 343 €, ma infinitamente peggio dello stesso periodo dello scorso anno, quando costava 25 € al megawattora

Puoi facilmente intuire il motivo di questa giostra: il contesto politico ed economico di questi mesi non è esattamente un giardino fiorito. Parliamo di una situazione oggettivamente complicata sia per chi riceve le bollette che per chi le emette. Vista la preoccupazione crescente e l’arrivo dell’inverno, che influirà sull’andamento dei prezzi, vorremmo aiutarti a fare chiarezza sulle notizie che ascolti ogni giorno. Iniziamo da questa: perché il prezzo del gas incide anche sulle rinnovabili? 

Quella del prezzo del  gas che sale non è mai una bella sensazione

Facciamo un passo indietro

Prima di tutto, il prezzo del gas incide sull’energia elettrica in generale. La questione è molto tecnica: ha a che fare con il funzionamento del mercato, delle borse di scambio e con la normativa dell’Unione europea in vigore adesso. 

Nella UE, infatti, il prezzo dell’elettricità è determinato da quello del gas. Come mai? 

Per dirla in parole davvero povere, l’energia elettrica – a prescindere dalla fonte con cui è stata prodotta – finisce tutta nello stesso “calderone”: il mercato. Normalmente viene venduta prima l’energia prodotta da fonti che hanno costi marginali minori: le prime della lista sono proprio le rinnovabili, che hanno costi marginali tendenti a zero (non devono essere estratte, raffinate e sono gratuite). Seguono tutte le altre, più precisamente il nucleare e le fonti fossili, tra cui il gas. Il prezzo finale di questo calderone è lo stesso per tutti entro i confini nazionali ed è determinato dall’ultima centrale elettrica presa in considerazione nella lista di fonti da cui approvvigionarsi. Quasi sempre è una centrale a gas: il prezzo finale, quindi, è quello dell’energia prodotta con questo combustibile. 

Lo spiega molto bene quest’articolo del Post. Il gas è – purtroppo – ancora indispensabile per produrre energia: in Italia rappresenta il 40% della produzione. 

 

Se il mercato è così c’è un motivo

Il sistema che ti abbiamo descritto è stato creato per incentivare la trasparenza dei prezzi, favorire le fonti rinnovabili come prima scelta e permettere ai produttori di avere margini di guadagno maggiori. Tuttavia, quando il prezzo del gas va così fuori controllo, tutto il mercato ne risente – anche chi produce energia rinnovabile. 

Quali sono le soluzioni all’orizzonte

Sempre mentre scriviamo, l’Unione europea le sta provando tutte per mitigare l’aumento dei prezzi. Si parla da tempo di introdurre un tetto al costo del gas e separare il suo prezzo da quello dell’energia elettrica, in modo da non influenzare l’intera produzione.

Nei giorni scorsi l’Eurogruppo (l’organo degli Stati membri della zona euro che discute le questioni legate alle responsabilità comuni dei Paesi dell’Unione) e l’Ecofin (il Consiglio economia e finanza dell’UE) si sono riuniti a Praga e per valutare le soluzioni più efficaci sul breve termine, a quanto pare con scarsi risultati: si è d’accordo sul cosa fare, ma non sul come.

È notizia di ieri, invece, che l’UE intende proporre il controverso “taglio obbligatorio dei consumi dell’elettricità”, cioè limitare l’utilizzo di energia per alcune ore nell’arco della giornata. Non è chiaro, al momento, come questi tagli andrebbero fatti: probabilmente, a discrezione di ciascun Paese.

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