BELLA DOMANDA
23 aprile 2026

Tra il dire e il fare cose sostenibili, preferiamo decisamente la seconda. A furia di parlare di sostenibilità, infatti, sembra che il concetto sia stato svuotato da dentro e che molte aziende approfittino di questa “ineffabilità” per promettere la luna e poi fischiettare con nonchalance quando si chiede un impegno reale.

Ecco perché ci piace tanto il lavoro che sta facendo Gastona con la sua carta igienica in bambù, ipoallergenica, idrosolubile e con un bassissimo impatto ambientale. Per capire meglio come hanno pensato di salvare il pianeta partendo dal gabinetto, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Mattia, il Co-founder e Social media manager di Gastona.  


Di tutte le cose che si possono fare per salvare il pianeta, come vi è venuto in mente di concentrarvi proprio sulla carta igienica? È un importantissimo baluardo di civiltà, ma certo non il prodotto sostenibile più intuitivo. 

Guardate, abbiamo deciso di concentrarci sulla carta igienica perché, tra le tante cose, è un prodotto di cui ci sarà sempre bisogno. Finché non arriva il robot che ti pulisce il deretano automaticamente – e onestamente non pensiamo che accadrà a breve – la carta igienica continuerà a servire. 

Quello che ci ha colpito poi, facendo diverse ricerche sulla sostenibilità di questo prodotto, è stato scoprire che nessuno aveva mai davvero approfondito l'argomento o avesse cercato una soluzione.  

In Italia non esisteva una carta igienica fatta come si deve e che risolvesse certi problemi come, per esempio, l’otturazione delle fognature (cosa con Gastona abbiamo risolto, dato che si scioglie facilmente in acqua). Così abbiamo pensato: perché no? È uno di quei buchi nel mercato che noti e pensi "come mai nessuno ci ha lavorato su prima?" Ed eccoci qua.  

 

Perché avete scelto di produrre la vostra carta igienica proprio col bambù, tra tutte le piante disponibili? Scartiamo subito i cactus per ovvie ragioni. 

Come prima cosa, non tutte le piante si prestano a questo tipo di utilizzo: per dire, anche tra gli alberi – usati tradizionalmente per fare la carta igienica – non tutte le fibre sono adatte. Noi abbiamo scelto il bambù perché è una delle poche erbacee da cui si può ricavare carta e perché ci offriva una combinazione molto convincente tra materia prima, prestazioni e coerenza del prodotto.   

Allo stesso tempo è una risorsa a crescita molto rapida, cosa utile per un prodotto di largo consumo come la carta igienica. Poi, dal punto di vista tecnico, ci permette di ottenere una carta morbida ma allo stesso tempo resistente all’uso.  

In più, nei test che abbiamo fatto, abbiamo notato un aspetto molto importante per noi: la fibra cellulosica del bambù, più corta, regge bene durante l’utilizzo ma tende anche a disgregarsi più facilmente in acqua, e questo per una carta igienica è un vantaggio concreto. In sostanza, cercavamo un materiale che funzionasse bene sia da asciutto sia nel momento in cui deve rompersi e disperdersi con facilità, e il bambù ci è sembrato particolarmente adatto a questo equilibrio. 


Riunione di gabinetto: vi va di raccontarci tre “fatti” sostenibili che avete scoperto in questi anni? Possono anche avere a che fare con l'energia, ve lo suggeriamo in modo disinteressato. 

Il primo è che la gente non ha davvero idea di quanta carta consuma in un preciso arco temporale, quindi ha difficoltà a fare confronti tra i prodotti per fare economia domestica. Spesso si lascia ingolosire dal numero di veli o da slogan sulla lunghezza senza notare che comunque il prodotto dura poco e rende meno. La logica, anche con la carta igienica, dovrebbe essere la stessa che applichiamo ad altri acquisti: la qualità e la durata dovrebbero sempre essere il nostro obiettivo.   

Secondo fatto: ci siamo accorti che una persona, in media, non sa davvero quanta energia e quante risorse vengono buttate via solo per rendere "bianca" la carta igienica. Abbiamo anche scoperto che negli Stati Uniti le persone non amano la carta non sbiancata, vogliono quella bianca a prescindere, non importa se ti si buca in mano. Pazienza, faremo a meno degli USA per il momento. 

Come ultimo, e forse più importante, il vero fatto sulla sostenibilità è fare cose sostenibili senza parlare di sostenibilità. Non perché non sia importante ma perché secondo noi oggi ha un significato vuoto e inflazionato. Il nostro intento non è perseguire la “sostenibilità” ma adottare delle scelte sempre ben ponderate, che ci permettano di avere un prodotto più duraturo e con il minor impatto possibile sulla salute delle persone e poi, di rimbalzo, anche sull’ambiente. Abbiamo scoperto che si può essere serenamente “più sostenibili” anche senza gridarlo in continuazione, senza slogan e senza false promesse.   


Bonus. Mattia, sei Imperatore dell’Universo per un giorno: qual è la prima cosa che fai? 

Imperatore per un giorno? Credo che la prima cosa che farei sarebbe provare a restituire un po’ di leggerezza alla vita quotidiana delle persone. Negli ultimi anni abbiamo visto quanto i social, il flusso continuo di notizie negative e il peso dei problemi di ogni giorno abbiano inciso profondamente sul modo in cui viviamo. 

E qualcuno potrebbe dire: “Va bene, ma con le risate non si paga l’affitto.” E avrebbe ragione. Però è altrettanto vero che prendere tutto troppo sul serio non ci rende persone più forti: anzi, spesso ci appesantisce e ci blocca ancora di più. 

Forse ci siamo dimenticati che il mondo continua a girare comunque. E, in certi momenti, gira persino meglio se troviamo il coraggio di farci una risata. 

Per questo farei un esperimento collettivo: meno social, meno televisione e più persone nelle piazze. Più incontri veri, più conversazioni, più vita vissuta. Perché quando le persone tornano a guardarsi negli occhi, spesso tante cose cominciano a rimettersi a posto da sole.