BELLA DOMANDA
05 agosto 2026

È un caso che stiamo qui a parlarti di costumi mentre, probabilmente, sei in costume? Chi lo sa, chi può dirlo, fatto sta che anche andarcene al mare può diventare una scusa per occuparci di sostenibilità. Se si parla di cose che hanno a che fare con la moda, però, la parola “sostenibilità” può lasciare il tempo che trova. 

Spesso è più una scusa che una vera azione, ma non se lo si chiede a Laura Zura-Puntaroni di Festa Foresta, un brand italiano di costumi, intimo e accessori che racconta una storia diversa da quella del classico marchio di moda. Ma facciamocelo dire da lei.  


Non è facile parlare in modo davvero consistente di sostenibilità in un settore come la moda: qual è il vostro approccio?

Per noi la sostenibilità non è un punto di arrivo, è un punto di partenza. Dal giorno zero di Festa Foresta abbiamo deciso di non scendere a compromessi su quelli che sono i nostri valori - e di fare di tutto per rispettarli al meglio. 

Per noi essere sostenibili significa scegliere materiali con criteri precisi, produrre in Italia con partner che conosciamo personalmente, evitare sovrapproduzione e raccontarci in maniera trasparente - parlando anche di quello che stiamo ancora cercando di migliorare. 

La sostenibilità non può essere solo uno slogan: dal 2024 siamo società benefit e ogni anno ci impegniamo a pubblicare un report dove ci sono tutti gli obiettivi annuali e gli step che stiamo facendo per rispettarli. Tutto il materiale è consultabile online, in maniera chiara e trasparente. 


Molte persone vedono il prezzo dei prodotti sostenibili come una barriera. Cosa ne pensate? 

Quello del prezzo è purtroppo un tema reale e sarebbe sbagliato negarlo. Un capo prodotto in modo responsabile ha costi diversi rispetto a uno pensato per essere consumato e sostituito velocemente e una produzione 100% made in Italy (realizzata con tessuti sostenibili/riciclati) ha dei costi. Allo stesso tempo crediamo che la sostenibilità debba essere anche culturale: comprare meno, comprare meglio e scegliere capi destinati a durare nel tempo. Il nostro obiettivo è offrire un prodotto di qualità, spiegando in maniera chiara e trasparente cosa c’è dietro al suo prezzo e quali sono i costi reali di una produzione sostenibile e made in Italy. 


Per voi “non lasciare fuori nessuno” va oltre il linguaggio. Ce ne parlate? 

Festa Foresta è nata anche per mettere in discussione l’idea che esista un solo “corpo da spiaggia”. Cerchiamo di costruire una comunicazione in cui le persone possano riconoscersi, senza sentirsi giudicate o spinte a cambiare per indossare un costume. Inclusività, per noi, significa progettare, fotografare e raccontare il prodotto pensando ai corpi reali, con rispetto e naturalezza. Vogliamo che chi sceglie Festa Foresta si senta a proprio agio con il proprio corpo e soprattutto passare il messaggio che non esiste nessun club esclusivo, nessun gruppo di “ragazze cool” a cui voler aspirare ma semplicemente la volontà di indossare un capo che ci faccia sentire bene. 


Domanda bonus. Festa Foresta è imperatore dell’universo per un giorno: qual è la prima cosa che fareste? 

Così su due piedi la prima risposta che ci viene in mente è: faremmo sparire il fast fashion, rendendo obbligatoria la trasparenza. Vorremmo che ogni prodotto raccontasse davvero da dove viene, chi lo ha realizzato e quale impatto genera, così che le persone possano scegliere con maggiore consapevolezza.