GREEN E AMBIENTE
16 maggio 2024

Te lo diciamo noi perché: anzi, te lo facciamo dire dalla scienza. 

Molte persone si chiedono come mai certe zone inabitate della Terra non siano ancora state ricoperte da pannelli solari: a prima vista usare spazi spropositatamente grandi, baciati dal sole quasi tutto l’anno e – per l’appunto – deserti, potrebbe sembrare un’ideona. Ci dispiace dirti che non solo non lo è, ma un’impresa del genere potrebbe fare più danni dei benefici che creerebbe.

Se vuoi fartene una ragione come abbiamo fatto noi, continua a leggere.


Problema n.1: i pannelli 

Se volessimo coprire l’intero fabbisogno mondiale ci vorrebbero tantissimi pannelli e una superficie incredibilmente grande. Come spiega meglio di noi quest’articolo di Geopop, se ad esempio volessimo produrre 5,6 TW (5,6 mila miliardi di Watt) di energia al giorno, dovremmo installare 16 miliardi di pannelli che occuperebbero la superficie di più di un milione e mezzo di campi da calcio. Un pelo difficili da gestire. In più, un impianto del genere costerebbe qualcosa come 16.000 miliardi di dollari. 
 

 

Problema n.2: la manutenzione

Prendi i millemila pannelli di cui sopra e pensa di doverli manutenere in un habitat facile come il deserto. Esempio: arriva una tempesta di sabbia. Cosa fai? Niente, ti arrendi agli agenti atmosferici. Le tempeste di sabbia possono variare molto per intensità, durata e prevedibilità e i pannelli hanno bisogno di essere puliti per funzionare bene. La manutenzione di una quantità così grande di panelli sarebbe estremamente difficoltosa, e ovviamente costosa.   


Problema n.3: l’energia

Come forse immaginerai, i pannelli solari producono energia solo di giorno. Quando nel deserto è notte, quindi, non ci sarebbe energia né per alimentare le zone in cui è giorno né quelle in cui è notte. Un altro limite dell’energia prodotta dai pannelli è la difficoltà di stoccaggio: si potrebbero utilizzare delle batterie, ma dovrebbero essere tantissime e creerebbero, a loro volta, problemi di posizionamento e, poi, di smaltimento. Dulcis in fundo, bisognerebbe creare un’infrastruttura faraonica per il trasporto dell’energia, con costi e impatti altrettanto faraonici. 

Problema n.4: lo sconvolgimento ambientale

Di tutte le complicazioni che abbiamo elencato finora, questa è al contempo una delle peggiori ma anche quella più incredibile dal punto di vista scientifico. Ricoprire un intero deserto di pannelli determinerebbe l’effetto albedo, cioè il fatto che la luce solare “rimbalzi” su una superficie che è in grado di riflettere in tutte le direzioni, come succede per esempio quando il sole batte sulla neve. Nel caso in questione, la superficie del deserto diventerebbe scura e il riflesso della luce sui pannelli aumenterebbe ancora di più la temperatura dell’aria.  

Proprio il super-riscaldamento della superficie potrebbe causare un aumento consistente delle piogge in quella regione, che inizierebbe a coprirsi di vegetazione. I deserti, però, esistono per un motivo: mantenere un decente equilibrio geotermico e naturale della Terra. Se, per esempio, un deserto come il Sahara dovesse diventare piovoso e ricoperto di vegetazione, la natura dovrebbe trovare un altro modo di riequilibrare la situazione: si verificherebbe un aumento dei cicloni oceanici e la nascita di un nuovo deserto. Al posto della foresta amazzonica. Capisci bene che toglierci il più grande polmone verde del pianeta sarebbe un problema.

Sembra che il Sahara e la foresta amazzonica siano strettamente collegati tra loro: se nel deserto piove troppo c’è siccità nella foresta, viceversa se in Amazzonia piove il deserto resta all’asciutto e i suoi venti riescono a trasportare i granelli di sabbia oltre l’Oceano Atlantico. Indovina dove? Proprio nella foresta amazzonica. Il fosforo contenuto nei granelli è di vitale importanza per la crescita delle piante.  

“Okay, ma almeno una centrale piccolina?”

Beh, piccolina si può fare, anche se quella di cui ti abbiamo parlato in quest’articolo ha comunque le sue belle dimensioni. È la centrale di Noor, in Marocco: combina specchi solari con tecnologie di accumulo di calore per fornire energia anche di notte ed è il più grande impianto solare termodinamico del mondo.