25 FEBBRAIO 2020

La storia di come siamo nati

Nel caso Netflix volesse dedicarci un documentario.

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Di tutto il sito, uno dei nostri titoli preferiti si trova nella pagina “chi siamo”. Si tratta di “non eravamo due amici in un garage”, e serve a introdurre un concetto importante: saremo pure una startup, ma dalle spalle solide. Abbiamo fame e voglia di fare ed energia da vendere (letteralmente: se ti abbiamo già convinto, salta il resto e carica la tua bolletta); al tempo stesso, conosciamo il mercato e disponiamo delle risorse per cambiarlo.

Ciò non toglie che, al di là del garage, all’inizio eravamo in due sul serio.

Stefano Fumi e Daniele Francescon


Era una notte buia e tempestosa2a

Siamo nelle prime settimane del 2019, in uno dei tanti corridoi di A2A, che poi sarebbe la più importante multiutility del Nord Italia. A pensarci bene, forse non era un corridoio; forse era una sala riunioni, sarebbe più probabile, ma stiamo scrivendo una storia e possiamo prenderci delle licenze poetiche. Quindi è deciso, c’era questo corridoio, e in questo corridoio camminavano Daniele e il suo gruppo di lavoro. Erano alle prese con un problema non da poco: come realizzare un operatore digitale che potesse cambiare il mondo dell’energia?

Anche se ha una faccia un po’ così, Daniele non è l’ultimo arrivato: aveva passato gli ultimi anni della sua vita in una mastodontica società di consulenza strategica, lavorando a mega progetti di trasformazione digitale. E tra le tante cose, ne aveva imparata una in particolare: trasformare le grandi aziende è un processo lungo, doloroso e difficile. Tanti ci provano, pochi ci riescono: colpa dei troppi vincoli e di un passato ingombrante, che si trasforma in un ostacolo difficile da superare. L’esempio facile, ma efficace, è quello del transatlantico: se la rotta è sbagliata, per fare un’inversione a U serve molto spazio e un sacco di tempo.

Una barca che galleggia in preda alla tempesta

Meglio cambiare barca

Invece le startup hanno meno zavorre, e soprattutto meno vincoli: imparano dal passato degli altri e prendono le decisioni più in fretta. Per questo motivo, quando quel gruppo di lavoro inizia a guardare al mercato, capisce che la sfida si può vincere solo a patto di creare una EnerTech, cioè un’azienda in cui l’energia e la tecnologia vadano di pari passo. A questo punto immaginate che il corridoio si trasformi in un ristorante, e che nel ristorante entri Stefano.

Maggiorenne del settore energia, Stefano aveva appena finito di accompagnare Assistenza Casa – un’azienda che offre soluzioni di manutenzione domestica in abbonamento – dallo status di “quasi startup” all’acquisizione da parte di Edison. E siccome ne sa a pacchi di case, energia e comfort domestico, oltre che di civiltà classiche, cinema e filosofia applicata, è a lui che viene dato l’incarico di prendere il timone.

Il resto è storia ancora più recente. Con l’aiuto di A2A e di una ciurma di consulenti, Stefano e Daniele cominciano a cercare i compagni di viaggio e il proprio garage. Il nome “NeN” sarebbe arrivato dopo, a valle di uno studio, ma intanto a giugno 2019, nel giorno del solstizio d’estate, nasce YADA Energia. Stanchi degli acronimi che non volevano dire nulla, i fondatori scelsero un acronimo che non voleva dire nulla: Yet Another Dumb Acronym. Ma anche Yet Another Digital Attacker.

Il nostro modo di essere stava già venendo fuori.

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