GREEN E AMBIENTE
15 ottobre 2026


Hai letto “fotovoltaico”, confessa: in effetti è la stessa cosa, perché il ferrovoltaico è una tecnologia che permette di produrre energia green installando pannelli fotovoltaici tra le rotaie dei treni.

Già sperimentata in Svizzera, questa soluzione potrebbe essere un altro valido tassello per la transizione energetica, perché sfrutta infrastrutture già esistenti. L’esperimento, che ha coinvolto 104 metri di binario di una linea regionale, ha prodotto 16.000 kWh di elettricità da maggio 2025 a oggi – che è più o meno il fabbisogno annuo di 6 famiglie.

Ma andiamo con ordine.  


Come funziona col ferrovoltaico


In pratica, si tappezza lo spazio tra le rotaie di pannelli solari. Fine. Okay, non proprio: il principio è quello del fotovoltaico tradizionale, con le celle solari che convertono la luce del sole in elettricità da immettere nella rete elettrica e, in prospettiva, da utilizzare anche per alimentare direttamente le infrastrutture ferroviarie – a cui, del resto, sono collegati.

In Svizzera è andata più o meno così: la startup Sun-Ways ha avviato nell'aprile 2025 una sperimentazione a Buttes, nel Canton Neuchâtel, con un impianto pilota lungo 100 metri composto da 48 pannelli con una potenza installata di 18 kWp – cioè l’unità di misura che indica la potenza massima teorica generabile da un impianto fotovoltaico. I moduli sono progettati per resistere al passaggio dei treni e possono essere rimossi per consentire gli interventi di manutenzione.  


Un po’ di pro e contro sul ferrovoltaico

Il primo e più evidente vantaggio del ferrovoltaico è la possibilità di produrre energia rinnovabile senza dover destinare nuove superfici alla realizzazione di impianti solari. La rete ferroviaria è già lì, sdraiata al sole, con buona pace del consumo di suolo. Non è un aspetto da poco, considerata la potenzialità di un impianto del genere e, di conseguenza, lo spazio fisico che va a occupare.  

Poi ci sono i vantaggi per il gestore della rete ferroviaria, che potrebbe utilizzare l'elettricità prodotta per alimentare alcune infrastrutture e, in prospettiva, contribuire all'energia del sistema ferroviario. Per non parlare dei centri abitati lungo la linea: la rete ferroviaria è, per definizione, diffusa sul territorio e la lista di posti che potrebbero beneficiare di una maggiore presenza di energia green, distribuita col contributo della rete, diventerebbe corposa.  

Come ogni cosa, anche il ferrovoltaico ha i suoi limiti. Polvere e detriti sulla rete, per esempio, possono ridurre l'efficienza dei pannelli; vibrazioni, riflessi, temperature e le sollecitazioni meccaniche a cui i binari sono sottoposti costantemente, poi, potrebbero rappresentare un ostacolo non da poco. Ultimo, ma non ultimo, un impianto del genere – per quanto funzionale – può interferire con la sicurezza e la regolarità della circolazione dei treni.


Ora, immaginatelo in Italia

Con circa 16.909 km di lunghezza, la rete ferroviaria italiana – in un mondo perfetto – potrebbe essere un’infrastruttura già bell’e pronta per ospitare il ferrovoltaico.  

Naturalmente, non tutta la superficie è interamente disponibile per l'installazione dei pannelli: gallerie, ombreggiamento, caratteristiche delle linee e vincoli di sicurezza rendono necessaria una selezione accurata delle tratte.  

In più, la tecnologia legata al ferrovoltaico – per ora – non sarebbe applicabile alle linee dell’alta velocità, ma solo a quelle di treni che viaggiano massimo a 150 km orari.

Sembra che siano in corso dei contatti col nostro Paese, a seguito delle sperimentazioni svizzere: anche se nessuno dei principali referenti in materia di rete ferroviaria in Italia ha fatto dichiarazioni ufficiali, pare ci sia interesse intorno al progetto. Una delle perplessità principali – indovina? – è legata ai furti di rame che avverrebbero con una certa frequenza sulle nostre linee. La buona notizia, però, è che il contenuto di rame nei pannelli fotovoltaici di silicio è veramente risicato, così come il rischio che possano essere rubati: il loro costo di mercato è basso e l’impresa non varrebbe il rischio. In più, l’installazione dei pannelli comporterebbe anche il loro controllo in tempo reale, scongiurando eventuali rischi.