GREEN E AMBIENTE
05 novembre 2026

Mentre noi passiamo il tempo a immaginare incredibili futuri senza combustibili fossili, due ragazzi della Pennsylvania hanno pensato bene di lavorare con quello che c’è oggi, e cioè ancora un sacco di auto con motore termico in giro. E se queste auto potessero contribuire a ridurre la CO₂ presente nell'atmosfera?  

È la prospettiva esplorata da Go Green Filter, un prototipo sviluppato da Rohan Kapoor e Jack Reichert, che utilizza le microalghe per cambiare le emissioni dei gas di scarico. Il progetto punta a trasformare un problema ambientale in un'opportunità, sfruttando un processo naturale per rendere più sostenibile la mobilità. Una soluzione ancora da validare su larga scala, che tuttavia rappresenta un passo interessante nella lotta all'inquinamento.



Come funziona il filtro per auto con microalghe

Di base, si prendono delle microalghe vive e le si lascia fare quello che sanno fare meglio: fotosintesi. Le alghe vengono inserite in un filtro che contiene anche acqua e riesce a sfruttare la luce: a quel punto, agiscono come una sorta di piccolo polmone artificiale, catturando l’anidride carbonica e altri inquinanti atmosferici. A quel punto, i gas di scarico che attraversano il filtro vengono effettivamente depurati e convertiti in ossigeno, che viene di fatto emesso nell’ambiente.

Il dispositivo è stato progettato per poter essere facilmente applicato allo scarico di un'automobile e sfruttare le proprietà biologiche delle microalghe per contribuire alla riduzione della CO₂. Secondo i test, il prototipo avrebbe raggiunto una riduzione delle emissioni fino al 74%. Prima di gridare al miracolo, tuttavia, bisogna tenere conto della differenza tra il risultato “sperimentale” e l’effettiva efficacia, che può dipendere dal funzionamento di ciascun veicolo e da altre verifiche indipendenti.


Quanto costa e quali benefici può offrire alla mobilità sostenibile

Costa poco, o almeno così parrebbe. Il costo di produzione dichiarato è di 50 dollari a dispositivo: se fosse confermata, si tratterebbe di una spesa davvero contenuta a fronte di un vantaggio immediato sulle emissioni dei veicoli e, come dichiarato anche dagli ideatori, di benefici davvero significativi se l’utilizzo diventasse “di larga scala”.

Mettiamo che Go Green Filter venga applicato su tutti i veicoli a motore termico in circolazione: la riduzione delle emissioni globali, secondo le stime, potrebbe arrivare al 16%. Non una cifra da poco, su scala mondiale. Nel migliore dei mondi possibili questa tecnologia dovrebbe avere la stessa efficacia ovunque venga applicata, ma la realtà è che andrebbero valutati diversi elementi, come la “durata” delle microalghe, la manutenzione del dispositivo, le prestazioni in diverse condizioni climatiche.  



Dalle microalghe alle prospettive future

Il Go Green Filter, da solo, non è e non può essere la soluzione all’annoso problema che abbiamo con le emissioni dei gas di scarico. Anche se, negli anni, le case automobilistiche hanno fatto diversi passi in avanti e non si può certo dire che un veicolo del 2026 inquini come uno del 1996, soluzioni come quella delle microalghe si inseriscono in un panorama molto ampio di tecnologie pensate per ridurre le emissioni e rendere più sostenibile il settore dei trasporti.

Le strade per limitare l'impatto ambientale della mobilità sono diverse e complementari: elettrificazione dei veicoli, impiego di combustibili alternativi, sistemi di cattura della CO₂ e – ora – anche soluzioni “biologiche” come Go Green Filter possono contribuire al cambiamento, purché i benefici siano verificati attraverso test indipendenti e valutazioni sull'intero ciclo di vita.

Per parlare davvero di transizione energetica non basta avere nuove idee, ma capire quali tra queste siano praticabili, accessibili e scalabili con facilità. È dalla combinazione di questi fattori che si producono risultati e progressi più concreti.