La buona notizia è che ci sono tantissime buone notizie. La transizione è un processo contraddittorio, però sta avvenendo. Secondo me il dato chiave di quest’anno è che, a giugno 2025, la produzione di energia da fonti rinnovabili ha superato quella da carbone ed era una cosa che aspettavamo da tantissimi anni. Il carbone è la più inquinante delle fonti fossili, ed è ancora strausatissima. In Cina e in India, però, la corsa delle rinnovabili ha finalmente superato quella del carbone. Dal punto di vista energetico, quindi, questo è il dato che ci fa capire che la transizione va sicuramente governata e va accelerata, ma è in atto. Poi, dal punto di vista del diritto internazionale, secondo me la notizia che è stata celebrata ma non abbastanza, è il parere della Corte internazionale di giustizia all'Aja che, a luglio, ha dato ragione a questo gruppo di studenti e attivisti dell'Università del Sud Pacifico, che avevano lavorato per anni per ottenere il riconoscimento dei diritti climatici transfrontalieri e intergenerazionali. Il parere della Corte internazionale di giustizia è stato positivo e, pur non essendo vincolante, è comunque il parere di diritto internazionale di grado più alto mai emesso su questo tema. Di fatto, ha confermato le responsabilità di alcuni Paesi nei confronti degli altri Paesi, anche al di là dell'accordo di Parigi. In poche parole, questa sentenza ci dice che le superpotenze potranno anche uscire dall'accordo di Parigi ma questo non le solleva dalle loro responsabilità giuridiche sui danni climatici passati, presenti e futuri. Questo apre un fronte di diritto internazionale che nei prossimi anni sarà assolutamente decisivo, anche dal punto di vista della responsabilità economica. Nel mondo in questo momento ci sono più di 2.000 cause climatiche aperte, di cui la metà negli Stati Uniti, peraltro. Insomma, quello del risarcimento climatico è un fronte che diventerà sempre più vivo nei prossimi anni.