GREEN E AMBIENTE
10 maggio 2023

Nelle ultime settimane, sembra che l’orologio “stagionale” sia in ritardo di due mesi. Le piogge – che solitamente si scaricavano tra marzo e aprile – si sono spostate a maggio, che nella prima parte del 2023 è stato il mese più piovoso nel nord e nel centro Italia. Il ritorno dell’acqua si è fatto sentire, soprattutto in Emilia-Romagna: sono caduti più di 200 ml in circa 24 ore, l’equivalente di 2-3 mesi di pioggia. 

Insomma, ha sicuramente piovuto più del 2022 fin qui. Lo scorso anno, però, ha lasciato il terreno molto arido e meno capace di assorbire l’acqua piovana. I primi mesi del 2023 non hanno aiutato granché: ha nevicato poco e, per via dell’inverno molto caldo, è rimasta poca neve a fare da “serbatoio” per il resto dell’estate. Certo, il calo di temperature di aprile ha aiutato, ma è presto per capire quanto sarà significativo. 

Per noi che abbiamo a che fare con l’energia ogni giorno, tenere d’occhio queste cose è abbastanza vitale. O meglio, lo è per chiunque viva sul pianeta Terra. Per il settore dell’energia, però, la portata d’acqua di un fiume o il livello di neve in montagna ha un valore particolare. Vediamo con calma di che si tratta, e perché la siccità tocca l’Italia molto da vicino. 

 


Per fare un kW, ci vuole un fiume

C’è chi l’ha letta con la melodia in testa, e chi mente. Tolte le filastrocche, rimane comunque un fatto: la produzione dell’energia è legata a filo doppio con l’acqua. Non parliamo solo delle centrali idroelettriche – lì il collegamento è naturale –, ma anche delle centrali che usano fonti non rinnovabili come gas e uranio. Cercheremo di spiegare le cose in modo semplice e a portata di tutti: chiediamo quindi scusa in anticipo a ingegneri e ingegnere che ci leggono. Dicevamo, acqua e centrali:

  • le maggior parte delle centrali idroelettriche italiane sfrutta la pendenza delle catene montuose – quindi Alpi e Appennini – per avere impianti molto produttivi con uno sforzo relativamente basso: il flusso dell’acqua viene controllato attraverso le dighe; in questo modo la centrale può ricevere la giusta quantità d’acqua alla potenza necessaria per far ruotare le turbine idrauliche. L’energia meccanica della rotazione diventa poi energia elettrica, grazie a un generatore elettrico rotante;

  • alcune centrali termoelettriche – quelle che, per capirci, usano combustibili fossili per creare energia elettrica – hanno bisogno di acqua per condensare e raffreddare il vapore necessario a far girare le turbine. Ecco perché di solito si trovano vicino ai fiumi o vicino al mare;

  • le centrali nucleari hanno bisogno di due tipi d’acqua diversi, e per motivi diversi. L’acqua cosiddetta “leggera” – quella normale – serve a raffreddare il nocciolo e a moderare alcune reazioni nucleari, come quelle che abbiamo velocemente spiegato in questo articolo. Altre centrali nucleari invece utilizzano l’acqua “pesante” per le stesse identiche ragioni, con un vantaggio: l’acqua pesante contiene due atomi di deuterio al posto dell’idrogeno, permettendo di utilizzare l’uranio “naturale” al posto di quello arricchito.

Insomma, l’acqua serve e ne serve tanta. Per capire meglio la situazione, però, forse è meglio recuperare un po’ di numeri.  
 



Com’è andata l’anno scorso in Italia e in Europa, quindi?

Te lo diciamo con un numero: secondo Terna – l’ente statale che si occupa di distribuire l’energia in tutta Italia – le centrali idroelettriche hanno ridotto la produzione di elettricità di quasi il 40% rispetto al 2021. Se vuoi farti un’idea migliore di cosa vuol dire, considera che nel 2020 le centrali idroelettriche contribuivano al 40% della produzione di elettricità green in Italia. Non bello, insomma.

La mancanza d’acqua è stata un problema anche in Francia: in un articolo pubblicato a ottobre in questo blog, abbiamo parlato del presunto taglio sull’elettricità “nucleare” che compriamo dai cugini d’oltralpe. Parte delle difficoltà vissute dalla Francia in questi mesi sono dovute anche a una minore portata dei suoi grandi fiumi: avere meno acqua per raffreddare – detta in modo semplice – il nocciolo ha costretto le centrali nucleari ad abbassare il ritmo del lavoro e, quindi, di produzione.

Tutto questo ha avuto un impatto sui prezzi? Considerando un certo conflitto iniziato a fine febbraio 2022, non possiamo dire con certezza cosa abbia alimentato cosa. Sicuramente ci ha lasciato con qualche certezza in meno, dimostrando quanto sia delicato l’ecosistema energetico che abbiamo costruito.


Diamo un’occhiata alla palla di vetro

Cosa dobbiamo aspettarci da quest’estate? Per quanto ci piaccia fare previsioni con la tua bolletta, non siamo proprio degli esperti meteorologi. Quello che possiamo fare, però, è prepararci: in Lombardia, una delle regioni più colpite dalla siccità, gli agricoltori hanno deciso di rimandare l’irrigazione e accumulare più acqua possibile nei bacini, come ha chiesto di fare la regione alle centrali idroelettriche nei primi di febbraio. Un’altra cosa utile è tenere in conto quello che dicono le ricerche: uno studio ha cercato una relazione causa-effetto tra il cambiamento climatico e la siccità, e l’ha trovata. È un documento tecnico in inglese, ma puoi sempre leggere una spiegazione fatta bene in questo articolo.