04 NOVEMBRE 2022

Cosa significa "impronta di carbonio"?

E soprattutto: com’è possibile ridurla?

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Da quando è stato introdotto, cioè dalla fine degli anni ’90, il concetto di impronta ecologica ha avuto il merito di evidenziare come le scelte individuali influiscano sugli ecosistemi. Questo indicatore misura l’area di mare e di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate dall’uomo e assorbirne i relativi rifiuti. Anche se spesso non ci facciamo caso, tutti i prodotti e i servizi che utilizziamo inquinano, in modo diretto e indiretto; l’impronta ecologica cerca di capire quanto tutto questo pesi sul nostro pianeta, determinando il numero di “Terre” che servirebbero per sostenere un determinato stile di vita, attraverso un’unità di misura che si chiama “ettaro globale”.

Ma la questione della superficie, per quanto importante, è solo una parte del problema. Negli ultimi anni, visto l’accumularsi di segnali che sarebbe eufemistico definire allarmanti, l’attenzione della comunità scientifica si è spostata sul cambiamento climatico e sul modo in cui è possibile contrastarlo. Da questo punto di vista, può essere utile concentrarsi su un’altra impronta: quella di carbonio.

Questo gufo sta seguendo delle impronte

Dove sta la differenza?

L’impronta di carbonio, o “carbon footprint”, stima le emissioni di gas serra generate da attività, eventi, prodotti o servizi, quindi in sostanza dall’uomo. È utile ricordare che con “gas serra” si fa riferimento a quei gas che intrappolano la radiazione solare all’interno dell’atmosfera, portando al surriscaldamento del pianeta e di conseguenza al cambiamento climatico. L’unità di misura dell’impronta di carbonio, che secondo il WWF incide sul 50% di quella ecologica, è il "chilo (o la  tonnellata) di CO2 equivalente".

Anche se esistono attività particolarmente dannose, come l’allevamento, i trasporti e la produzione di energia da fonti non rinnovabili, la brutta notizia è che ogni cosa che facciamo rilascia gas serra, compreso il semplice atto di respirare. Sarebbe sbagliato, però, ripararsi dietro questa giustificazione: se è inevitabile emettere una certa quota di CO2 equivalente, è comunque possibile agire per limitare i danni.

Cosa si può fare?


Il primo passo è calcolare l’impronta di carbonio della propria attività. Si può fare online, gratis: uno degli strumenti che ci piace di più è il calcolatore creato dalla start-up Up2You. È abbastanza semplice – dopo averti fatto rispondere ad alcune domande sulla tua azienda, danno un punteggio e ti consigliano di adottare scelte responsabili, a livello di:


- trasporti. Non si tratta solo di preferire la bicicletta e il trasporto pubblico ogni volta che vai al lavoro, ma anche di limitare i viaggi aerei e di guidare in maniera più sostenibile nei momenti in cui usi la macchina per trasferte o cose simili. Se abbassi la velocità media anche solo di 10 km/h e regoli le gomme alla giusta pressione riduci parecchio i consumi e abbassi, di conseguenza, l’impronta di carbonio.

- prodotti. Quando pensi di acquistare qualcosa per la tua attività, considerane l’intero ciclo di vita: da dove arriva? Come sarà smaltito? Potresti prenderlo usato? Un altro fattore da considerare è il costo: è senz’altro meglio spendere un po’ di più per un prodotto di qualità che dura nel tempo rispetto a comprare tante volte le sue alternative scadenti.

- efficienza. Se hai la possibilità di fare dei lavori per rendere la tua attività un po’ più efficiente da un punto di vista energetico, considera qualche piccolo intervento. Potrebbe essere un investimento che verrà ampiamente ripagato in futuro, e non solo nelle bollette. Stessa cosa va per gli elettrodomestici e gli attrezzi che usi per lavoro: più efficienti sono, meno sprecheranno, più bassa sarà l’impronta di carbonio della tua attività.

- energia. Impara come consumare meno: online si trovano tanti modi per farlo, ad esempio in questo blog. Se ne hai la possibilità, installa i pannelli solari; se non puoi, scegli un fornitore veramente green. Noi, ad esempio, acquistiamo il 100% dell’elettricità da fonti rinnovabili e compensiamo le emissioni di tutto il gas utilizzati dai nostri clienti.

Una bellissima illustrazione di Tombik Studio

Puoi farlo anche tu

Compensare la CO2 significa ripulire la propria inevitabile impronta di carbonio. Come abbiamo spiegato qui, noi lo facciamo acquistando e annullato dei “crediti” generati da iniziative a impatto ambientale positivo: così facendo siamo sicuri che da qualche parte del mondo si riesca a risparmiare una quantità equivalente di emissioni rispetto a quelle dovute al gas naturale che vendiamo.

Ma è possibile compensare anche l’impronta di carbonio individuale. Ci sono molte aziende e associazioni che si occupano di promuovere iniziative come la piantumazione degli alberi, l’agricoltura rigenerativa, la cattura dell’anidride carbonica già presente nell’aria e la transizione energetica. Questo non sostituisce gli accorgimenti di cui abbiamo parlato sopra, che rimangono fondamentali, però può essere un pezzo in più.

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